Recensione di: Liviu Rebreanu, Adamo ed Eva, Milano, Rediviva Edizioni, 2015

Copertina 3D_Adamo e Eva

Liviu Rebreanu
Adamo ed Eva
trad. dal romeno di Davide Arrigoni
collana «Quaderni romeni»
Milano, Rediviva Edizioni, 2015, 360 p.
ISBN-13: 978-88-97908-24-1
[ed. orig., Adam şi Eva, Bucureşti, Cartea românească, 1925]
Euro 12,00

In un emozionante viaggio attraverso il tempo e lo spazio, il lettore si avvicina al destino dei due protagonisti che, con nomi diversi, non smettono di cercarsi e di rincorrersi nel tentativo di ristabilire l’equilibrio spezzatosi nell’istante in cui si sono separati.

Scarica l’inizio del romanzo in pdf  images2

 

La casa editrice Rediviva Edizioni presenta la prima traduzione italiana completa del romanzo di Liviu Rebreanu, Adam şi Eva [Adamo ed Eva], pubblicato per la prima volta a Bucarest, nel 1925, dalla casa editrice Cartea românească. Di questo curioso libro esisteva in italiano soltanto la traduzione di un capitolo, il quarto, pubblicato il 1929 insieme con tre racconti, in un libro dal titolo Servilia (la protagonista dell’episodio tratto da Adamo ed Eva), a cura di Enzo Loreti (Milano, Maia, 1929), la prima traduzione italiana di testi di Rebreanu. A dire il vero, Adam şi Eva non ha goduto di una particolare “fortuna traduttiva”, dato che esistono poche edizioni di questo romanzo nelle principali lingue europee: ricordiamo la versione tedesca (Adam und Eve, trad. di G. Spaltmann, Bad Wörishofen: Kindler und Schiermeyer, 1956), quella inglese (Adam and Eve, trad. di M. Bogdan, Bucureşti: Minerva Publishing House, 1986), quella francese (Adam et Eve, Lausanne: l’Âge d’Homme, 2013) e quella ceca (Adam a Eva, trad. di J. Našinec, Praha: Havran, 2014), mentre è prevista a breve l’uscita delle traduzioni in bulgaro e in francese con il sostegno dell’Istituto di Cultura Romeno.

Il romanzo potrebbe essere definito come l’applicazione di una sorta di “metempsicosi rivisitata”, come viene spiegato da uno dei personaggi del romanzo, Tudor Aleman, al protagonista, Toma Novac, professore universitario e proprietario di una grande azienda costruita dal padre. Tudor Aleman, a partire dai principi della reincarnazione, immagina l’esistenza nel mondo spirituale di un atomo primordiale che, improvvisamente, si scinde in due parti, l’anima maschile e quella femminile; entrambe precipitano nel mondo fisico con l’obiettivo di cercarsi e ritrovarsi e  recuperare quindi l’equilibrio originale. La ricerca si sviluppa in sette tappe e, alla fine di ognuna, l’anima, che per varie ragioni non ha realizzato l’unione sperata con la sua gemella, ritorna per un istante nell’universo spirituale per poi scivolare di nuovo nel tempo e nello spazio e riprendere l’inseguimento; solo nella settima vita, le due anime avranno la possibilità di ricongiungerci e allora, in punto di morte, ciascuna anima rivivrà in un lampo le vite precedenti, percepirà con chiarezza tutto il suo percorso e tornerà nell’universo spirituale riappropriandosi dell’equilibrio originario. Durante ogni vita, l’anima non ha consapevolezza degli avvenimenti precedenti, ma si confronta spesso con dettagli inspiegabili, sensazioni già provate, persone già incontrate che aprono improvvisi spiragli sul suo intero percorso.

A partire da questa impalcatura interpretativa, Rebreanu costruisce un romanzo estremamente affascinante, con una cornice che racchiude sette capitoli, ognuno dei quali diviso in sette paragrafi (la simbologia del sette viene costantemente applicata a tutto il romanzo, non solo a livello strutturale, ma spesso anche all’interno delle singole vicende). I sette capitoli sono ambientati in sette momenti e luoghi distanti fra loro, dove il protagonista maschile attraversa varie vicende, sempre alla ricerca della stessa donna: il servo Mahavira e la giocosa Navamalika nell’antica India; il governatore Unamonu e la seducente Isit nell’antico Egitto; lo scriba Gungunum e la silenziosa Hamma in Mesopotamia; il cavaliere romano Axius e l’inquietante Servilia nell’antica Roma; il monaco Adeodatus e la misteriosa Maria nella Germania del Medioevo; il medico Gaston Duhem e la timida Yvonne nella Francia rivoluzionaria; il professor Toma Novac e l’affascinante Ileana nella Bucarest di fine Ottocento.

I capitoli, proprio per le loro caratteristiche, potrebbero essere anche letti indipendentemente gli uni dagli altri, un’operazione che è stata spesso compiuta, vista l’apparente autonomia che li contraddistingue; in realtà, però, esiste un filo sottile che unisce ogni capitolo ed è rappresentato non solo dalle sensazioni di dejà vu avvertite dal protagonista maschile, quando si avvicina a luoghi dove ha vissuto in vite precedenti, ma anche dalla lenta ricostituzione dell’equilibrio che l’anima ha perduto nel momento in cui si è separata dalla sua gemella.

Il libro è costruito essenzialmente dal punto di vista del protagonista maschile che, agonizzante in ospedale, ripercorre le sue esistenze e ricompone con chiarezza le diversi fasi del passaggio della sua anima nel mondo materiale, sempre all’insegna della ricerca della donna amata. I sette capitoli, però, non rappresentano soltanto una variazione sul tema della ricerca attraverso tempi e spazi diversi; in realtà, ciascun capitolo presenta caratteristiche proprie a partire dalla diversa collocazione sociale dei protagonisti e dall’attenzione riservata all’ambientazione storica e geografica, ricostruita sempre con grande precisione, tanto che è spesso possibile identificare con esattezza l’anno in cui si svolgono gli eventi narrati. Rebreanu arricchisce poi la storia con la descrizione di cerimonie (come nell’antico Egitto o in Mesopotamia), l’introduzione di personaggi storici o il racconto delle sensazioni prodotte da mutamenti radicali nel mondo e nella storia (come nella Francia rivoluzionaria).

Se i capitoli mostrano un chiaro parallelismo per l’inizio e la fine e per la presenza dei due protagonisti, maschile e femminile, tutto il resto viene però risolto dal narratore con grande abilità e inventiva, così ogni episodio assume caratteristiche proprie e acquista un fascino particolare, perché spinge il lettore ad avventurarsi insieme al protagonista maschile in atmosfere sempre nuove, in cui il ritmo della ricerca dell’anima gemella viene scandito ogni volta con percorsi inaspettati: a volte la donna compare solo alla fine, a volte non parla neppure ed è solo un volto o uno sguardo, a volte appare e scompare quasi per magia, altre volte acquista una dimensione quasi soprannaturale. Ogni volta l’incontro fra i due protagonisti assume caratteristiche nuove e si concretizza in momenti diversi della storia, diventando l’istante centrale o l’istante apparentemente secondario dell’intera vicenda. Il parallelismo a cui abbiamo accennato si manifesta anche nella struttura narrativa, con una cornice introduttiva e finale e con una serie di capitoli che, come scatole, si incastrano fra loro e diventano le facce di uno stesso poliedro che descrive l’avventura dell’individuo nel mondo e il suo tentativo di affrontare e spiegare il mistero dell’esistenza, in particolare la nascita e la morte.

Tranne i brevi accenni che abbiamo dato sopra, evitiamo di riassumere in modo stringato o prolisso la vicenda di Adamo ed Eva, perché preferiamo che il lettore attraversi autonomamente il testo scegliendo il percorso che più lo incuriosisce e sostando sugli aspetti e sui dettagli che più lo attireranno. Ci limitiamo a segnalare soltanto alcune altre caratteristiche da cui si intuisce tutta la suggestività di quest’opera che potrebbe essere definita in molti modi: romanzo di avventura, romanzo d’amore, romanzo storico, romanzo filosofico, romanzo di formazione, romanzo di (ri)scoperta, … Sulla base del nostro percorso di traduttore, scegliamo, in modo del tutto arbitrario, tre aspetti: i colori, il gioco essere/apparire e lo scintillio, presente soprattutto negli occhi.

I colori rivestono un ruolo fondamentale nel romanzo, ma, fin dall’inizio, è evidente la preponderanza del bianco che, a partire dal delitto di Strada Albă (albă in romeno significa appunto bianco), accompagna il lettore in tutto il testo e si impone come il colore legato alla vita e alla morte; non è un caso che, subito dopo il bianco, il colore che spunta più frequentamente sia il color cenere, legato sì alla morte, ma anche al processo di rigenerazione (inevitabile il riferimento alla fenice che rinasce dalle proprie ceneri). A fianco di questi due colori, se ne ritrovano molti altri nel romanzo, come l’azzurro, il verde e il nero, ma il bianco e il color cenere occupano una posizione centrale con tutta la simbologia di cui sono carichi; anche per questo, nella traduzione del romanzo ci si è sforzati di mantenere inalterata la tavolozza usata da Rebreanu nell’originale.

Il secondo aspetto è costituito dal gioco dell’essere e dell’apparire, soprattutto nel senso che il narratore molto spesso, piuttosto che definire in modo preciso e assoluto un personaggio o una situazione, ricorre a espressioni di carattere provvisorio, ad allusioni che aprono al lettore nuovi orizzonti: questo è il senso di espressioni come  “quasi”, “come se” “sembrare” (in romeno parcăca şi când) che non intrappolano un’immagine in una forma definitiva e compiuta, ma evocano al lettore uno spettro più ampio di emozioni e prospettive. L’uso continuo di queste espressioni all’interno del testo è particolarmente rilevante e non può essere inteso come un fenomeno causale, ma come un artificio specifico per delineare, anche a livello verbale, la precarietà e la mobilità delle situazioni di volta in volta descritte.

Il terzo elemento riguarda una caratteristica centrale all’interno di Adamo ed Eva che abbiamo cercato, per quanto possibile, di mantenere intatta nella traduzione: il ricorso all’ampio spettro dello scintillio applicato soprattutto agli occhi, un dettaglio che diventa fondamentale nel momento in cui l’anima, alla fine di una vita, lascia il mondo materiale e torna all’universo spirituale a cui appartiene. Questo particolare è così importante da ricorrere in modo ossessivo nel testo e diventare una chiave per la comprensione dell’intera vicenda e della bizzarra teoria presentata da Tudor Aleman. Vista l’essenzialità di questo campo semantico, si è cercato di mantenerlo inalterato, per quanto possibile, anche in traduzione, ricorrendo a scintillio (strălucire), sfavillio (scăpăraresclipire), luccichio (licărire e lucire) e baleno (străfulgerare), nel tentativo di catturare, almeno in parte, tutta l’evocatività del testo originale. Accanto allo scintillio, altrettanto significativo è lo sfarfallio (fâlfâirefluturare) e il tremolio (pâlpâire), parole applicate spesso al passaggio dell’anima dal mondo materiale a quello spirituale o viceversa.

L’incanto di un’opera come Adamo ed Eva, come abbiamo cercato di mostrare con queste brevi e sparse annotazioni, risiede non solo nell’imprevedibilità della trama, nell’articolazione dei personaggi e nella ricchezza dell’ambientazione storica e geografica, ma anche nel senso della storia e nell’abilità con cui l’autore ce la propone. A questo proposito, speriamo che Adamo ed Eva rappresenti la prima tappa che conduca il lettore alla scoperta di altre opere di Liviu Rebreanu, una sorta di trampolino di lancio per altre traduzioni che disegnino un loro spazio all’interno del mercato editoriale italiano.

Davide Arrigoni

Un assaggio “a mosaico” del romanzo:

 

© 2015 Rediviva Edizioni, Milano
www.redivivaedizioni.com

 

 

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