USCITA DI V. IGNA, “ANDANTE”, Milano, Rediviva Edizioni, 2017

 

Vasile Igna, Andante. Un racconto, traduzione dal romeno di Davide Arrigoni, collana «Quaderni romeni», Milano, Rediviva Edizioni, 2017, 344 p., ISBN-13: 978-88-97908-32-6, Euro 12,00 [ed. orig., Andante. O poveste, Cluj-Napoca, Editura Limes, 2006].

 

Di ritorno a casa da un esilio lungo e non voluto, a Sebastian Opreanu viene offerta l’inattesa occasione di guardare indietro. Com’è stata la sua vita? Quali persone ha conosciuto, ha ammirato, chi lo ha influenzato? Cosa ha amato, cosa ha odiato? Quali sono i valori in cui ha creduto e quali sono quelli davanti a cui ha dovuto, anche senza volerlo, piegarsi?  Il racconto immaginato da Vasile Igna (noto finora, soprattutto, come poeta) è l’appassionante monologo di un uomo che, nel tentativo di ricordare, impara a morire. Una lezione per il cui finale si è preparato da più di ottanta anni. Un’uscita di scena calma, serena, tranquilla, ma non priva di toni drammatici. Un andante pieno di una malinconia luminosamente rassegnata.

 

«Nel racconto immaginato da Vasile Igna la giovinezza è il ricordo di un’altra vita, che si svolge fra la partenza da e il ritorno nel paese natale, pervasa dal presagio e dalla materializzazione della morte» (Monica Ghetz)

 

«Sebastian Opreanu illustra […] il dualismo dell’europeo “globalizzato” e il mezzo per rappresentare la personalità “post-moderna”, scissa-unificata, è la lingua: la lingua materna versus le lingue apprese consapevolmente» (Monica Ghetz)

 

Due brevi citazioni dal romanzo:

 

– Magari penserete che tutto quello che vi racconto l’ho anche vissuto. Falso! Io ricordo; non costruisco una storia, né una biografia. La mia sincerità non ha quasi niente a che fare con la verità, ma, se volete, con il bello. Il racconto è parola, non vita, proprio come il narratore è una creatura di parole, non di carne. Dopo tutto, siamo solo quello che possiamo raccontare. Dietro di noi non si nasconde nulla, neppure un estraneo; lo sdoppiamento è il fantasma dei deboli. E narrare non dà sollievo a nessuno, non porta la salvezza, ma ci offre una possibilità. E rafforza la nostra illusione di aver vissuto.

 

– Le piace la musica, signor Pavel?

– Sì, signor colonnello.

– Allora sa che in una sinfonia, in un concerto, in una sonata quello che conta per l’economia dell’insieme, ma anche per il suo senso ultimo, sono i momenti di calma, di tregua, quelli in cui gli strumenti, riscaldati dall’urto dei suoni alti e dai capovolgimenti appassionati, fanno un respiro, si placano. Cercano di intendersi fra di loro, di organizzarsi, di raccontarsi… L’archetto scivola toccando a stento le corde dei violini, i corni suonano lontano, il violoncello sospira, il flauto versa lacrime invisibili…

Andante, signor colonnello, andante! – esclamai quasi senza rendermene conto.